Protesi del ginocchio

La degenerazione completa della cartilagine articolare è definita artrosi. L’artrosi di ginocchio (gonartrosi) si manifesta con dolore, rigidità e gonfiore del ginocchio associato ad una deformità evidente e una diminuzione della mobilità. Normalmente l’inizio della sintomatologia è tra la V e la VI decade di vita ma può essere più precoce nei soggetti affetti da patologie artritiche o post-traumatiche.

La Diagnosi

Quando le cartilagini del ginocchio si usurano inizia a comparire il dolore. La diagnosi si basa sull’anamnesi del paziente e sull’esame clinico eseguito da uno specialista ortopedico. Per diagnosticare la gravità della gonartrosi vengono eseguite delle radiografie del ginocchio in proiezioni standard sotto carico e solo in casi selezionati in proiezioni speciali per la valutazione di eventuali degenerazione del compartimento esterno ed interno del ginocchio. La diagnosi può essere completata con l’esecuzione di una Risonanza Magnetica (più utile quando l’artrosi è in fase iniziale) oppure di un TC in casi selezionati (per valutare eventuali deficit ossei).

Il Trattamento Dell’artrosi Di Ginocchio

Il trattamento dell’artrosi di ginocchio ha come obiettivo il recupero della flessione ed estensione dell’articolazione e della deambulazione con scomparsa del dolore.

L’intervento è indicato quando le superfici ossee presentano una completa distruzione della cartilagine e quando il paziente riferisce un’importante riduzione del movimento associato ad un dolore non più controllabile con le cure mediche e fisioterapiche, che lo accompagna per la maggior parte della giornata limitandone lo svolgimento delle attività quotidiane.

L’anestesia nella maggior parte dei casi è spinali, in casi selezionati si può ricorrere all’anestesia generale (intubazione endotracheale).

L’ intervento di impianto di protesi di ginocchio ha una durata variabile da caso a caso da circa 1 a 2 ore che dipende dal tipo di protesi impiantata, dallo svolgimento lineare dell’intervento e dall’esperienza del chirurgo.

Le protesi attualmente disponibili hanno una sopravvivenza media di circa 15 anni come riportato dai registri internazionali con una notevole variabilità individuale.

Gli elementi che costituiscono una protesi di ginocchio sono soggetti ad usura in un tempo variabile secondo diversi fattori come il grado di utilizzo, il peso corporeo e la presenza o meno di patologie associate. Quindi non è possibile prevedere con esattezza la durata ed il comportamento meccanico dell’impianto.

Tipi Di Protesi

PROTESI MONOCOMPARTIMENTALI: sono destinate a quei pazienti con usura di un solo compartimento femoro-tibiale interno o esterno che vengono sostitute così dall’impianto. Presentano indicazioni ben precise e si utilizzano in pazienti con deviazioni assiali minime e legamenti ben bilanciati.

PROTESI TOTALI: vengono utilizzate quando i compartimenti femoro-tibiali interno ed esterno assieme alla troclea e alla rotula presentano superfici articolari usurate. Le superfici articolari usurate della tibia e del femore e in alcuni casi della rotula, vengono asportate per far posto alle componenti protesiche

PROTESI FEMORO-ROTULEA: è una protesi di rivestimento nel caso fosse degenerata solo la superficie rotulea o trocleare.

I Rischi

La protesizzazione del ginocchio è un intervento di chirurgia maggiore e come tale comporta anche dei rischi con controindicazioni assolute (patologie cardiovascolari, insufficienza epatica, insufficienza renale clinicamente instabili) e relative (diabete per l’aumentato rischio di infezione, varici per l’aumentato rischio di trombosi, infezioni urinarie ricorrenti per l’aumentato rischio di infezioni sistemiche).

Per prevenire le infezioni e la trombosi venosa profonda durante la degenza viene eseguita una profilassi antibiotica e antitrombotica mirata. Quest’ultima viene seguita dal paziente anche dopo la dimissione dal reparto fino a circa 30 gg dall’intervento chirurgico.

Esiste il rischio che dopo l’intervento si sviluppi una rigidità e dolore residuo, ipoparestesie, ematoma, frattura intraoperatoria, scrosci o scatti articolari e secrezione prolungata.

In una bassa percentuale dei casi sono inoltre stati riportati in letteratura casi di lussazione-instabilità della protesi, frattura postoperatoria, malallineamento, disturbi di cicatrizzazione e necrosi cutanea.

Nel Post-Operatorio

Dopo l’intervento arriverà in reparto con l’arto operato fasciato e con un drenaggio che verrà rimosso il giorno dopo l’intervento. I punti saranno rimossi a circa 14 gg dall’intervento chirurgico. Dopo il controllo radiografico verrà iniziata una riabilitazione precoce per evitare rigidità residue grazie ad apparecchiature che permettono il movimento passivo del ginocchio.

Il giorno dopo l’intervento rimarrà a letto; due giorni dopo l’intervento potrà mettersi seduto.

In II/III giornata postoperatoria potrà mettersi in piedi con un deambulatore se le sue condizioni generali lo consentono ed iniziare la ginnastica di rinforzo per il quadricipite e lo stretching dei flessori ed il graduale recupero della flessione del suo ginocchio.

A fine di una buona riuscita dell’intervento sarà necessario seguire un programma di riabilitazione per un minimo di 3-6 settimane.

Qualora il quadro clinico lo richiedesse, potrebbe essere necessario la trasfusione di sangue omologo (di donatore). Sarà necessario monitorare almeno 1 volta l’anno lo stato della protesi e dell’osso circostante con radiografie e controlli clinici.

Ultimi Aggiornamenti Sui Nuovi Materiali Protesici

I materiali con cui oggi si realizzano le protesi di ginocchio vengono scelti in base ai seguenti criteri. Innanzitutto devono essere biocompatibili, cioè non devono essere nocivi per la salute dell’organismo e nemmeno dar luogo a una reazione esagerata da parte del sistema immunitario. In alcuni casi, a fronte di particolari forme di allergie a determinati materiali, si può ricorrere all’impiego di protesi anallergiche. In secondo luogo, devono essere in grado di “replicare” al meglio gli elementi articolari originari. Inoltre, devono essere forti abbastanza da sopportare il peso e lo stress, esercitati dalla parte superiore del corpo umano. Gli ottimi risultati conseguiti negli ultimi anni dall’ingegneria biomedica hanno portato ad una netta evoluzione degli impianti protesici di ginocchio per quanto riguarda la morfologia dei modelli, l’ottimizzazione delle componenti e la qualità dei materiali. Esistono a disposizione nuove tecnologie capaci di superare in laboratorio perfino i 20 anni di usura.

Attualmente grazie al loro particolare design, i nuovi sistemi protesici, permettono delle ampiezze articolari post operatorie superiori rispetto al passato. Alcuni impianti avendo differenti soluzioni e taglie permettono una sostituzione più personale ed anatomicamente più accurata del ginocchio compensando le differenze tra le ginocchia degli uomini e delle donne modificandone la forma e non la dimensione.

Oltre a protesi più anatomiche durante l’intervento possono essere utilizzati sensori wireless in grado di migliorare il bilanciamento dei tessuti molli e il posizionamento della protesi.

Tutto ciò permette di ridurre il dolore post-operatorio, accelerando i tempi di guarigione e migliorando sia la funzione del ginocchio che il grado di soddisfazione del paziente.

Ultimamente si stanno affacciando nuovi sistemi computerizzati in grado di rimuovere tessuto osseo in base al planning intraoperatorio fatto dal chirurgo sia nel caso di protesi totali che parziali. Lo strumento viene collegato ad un software 3D che predice le caratteristiche dell’articolazione rimuovendo il minimo tessuto osseo dispensabile per l’impianto protesico con precisione e accuratezza millimetrica.